top of page

Così vogliono i mercati | Elementi di magia nel contemporaneo

Aggiornamento: 10 ott 2018


Uno dei principali motivi per cui considero Girard un grande pensatore è che ha saputo decostruire una trascendenza. Cosa si intende per trascendenza? Il termine, in filosofia, si oppone solitamente a ‘immanenza’. Se l’immanenza indica ciò che sta “al di qua”, che sta in mezzo a noi, che si può riscontrare nell’esperienza, la trascendenza è invece ciò che, in un certo senso, sta “al di là”, che si eleva oltre noi e oltre le nostre esperienze. Girard ha decostruito una trascendenza nel senso che ha individuato un fenomeno che sembrava appartenere a una dimensione altra, che non sembrava in alcun modo riconducibile a ciò che è dato nel nostro mondo, e l’ha spiegato facendo ricorso a fenomeni “immanenti”, più comuni, che stanno “al di qua”. La grande trascendenza decostruita da Girard è Dio, anzi, più in generale, il religioso, il sacro. Girard ha mostrato che per spiegare le divinità, per spiegare l’origine e il mantenimento delle religioni, non servono esseri sovrannaturali con poteri magici che forgiano mondi dal nulla e che mandano all’inferno le persone. Per spiegare i fenomeni religiosi, argomenta Girard, è sufficiente un certo meccanismo che coinvolge un gruppo relativamente ampio di esseri umani agitati, spaventati e aggressivi. Ecco, questo è un esempio (il migliore) di come si riconduce una trascendenza all’immanenza.


È fondamentale comprendere – ne ho parlato anche nei miei due articoli precedenti – che con l’indebolimento delle religioni nella nostra società, la trascendenza non è sparita, ha solo assunto nuove sembianze. Come in passato, anche oggi la trascendenza può diventare principio di legittimità e principio di forza. Al crociato che domandava perché doveva andare a farsi macellare a Gerusalemme, probabilmente gli si rispondeva: “È il volere di Dio, obbedisci!”, il sovrano che giustificava un’invasione probabilmente era solito esclamare: “Gli dei lo chiedono!”. Al giorno d’oggi – ve ne sarete accorte accendendo la televisione o dando un’occhiata ai giornali, specialmente durante le ultime settimane – pare riscuotere fortuna una nuova forma di trascendenza. Faccio riferimento ai mercati, ai cosiddetti mercati. Chiediamoci che funzione svolgono, nel dibattito pubblico e politico, i cosiddetti mercati. È piuttosto evidente che i mercati vengono impugnati come principio di legittimità per sostenere certe posizioni e per contrastarne altre. Ecco qualche esempio con cui avrete sicuramente un certo grado di confidenza. “Quella riforma del lavoro tranquillizzerà i mercati”; “un certo esito di quel referendum preoccuperà i mercati”; “ricordate che i mercati non perdonano”. Insomma i mercati, all’interno di una narrazione estremamente diffusa e popolare (anche se forse, ultimamente, un poco in affanno), vengono personificati e rappresentati come arbitri che puniscono e che comandano, come entità che vanno rassicurate e che non bisogna assolutamente far arrabbiare. Addirittura di recente è stata attribuita ai mercati la capacità di insegnare alla gente come si vota. Insomma avrete capito dove voglio arrivare. I mercati – almeno nel modo in cui, nella vulgata, vengono invocati da mass media e da molti politici – ricordano tanto le divinità antiche, che si turbano e puniscono se i mortali si comportano in maniera inappropriata, e che si tranquillizzano e dispensano doni quando le cose procedono secondo i loro dettami. Gli aspetti condivisi non si esauriscono certo qui. Come ogni pantheon che si rispetti anche i mercati presentano un certo livello di articolazione. Così come nelle religioni troviamo demoni, spiriti e semi-divinità, anche nei mercati possiamo incontrare vari esseri dotati di poteri magici: il grande e terribile spirito dello spread, la malvagia e divina inflazione, il santo protettore dei popoli europei, l’euro. All’appello non mancano inoltre i sacerdoti del culto, con tanto di gradi e gerarchie. Esperti, giornalisti, commentatori e macchiette che quotidianamente praticano i rituali per invocare i favori dei mercati, che, dalle colonne dei loro testi santi, lanciano anatemi e maledizioni in oscure lingue (che, probabilmente, neanche loro comprendono), che vaticinano e profetizzano sciagure e distruzioni in caso di eventi non graditi da i mercati. C’è di più. I mercati, attraverso i propri zelanti predicatori, arrivano addirittura a chiedere sacrifici! Proprio come le sanguinarie divinità del passato. Incredibile, vero?!

Gli aspetti di continuità tra la trascendenza religiosa e la trascendenza dei mercati sono quindi numerosi. Potrei lasciare da parte il tono ironico e argomentare con maggior precisione che la comunanza di strutture tra le due forme di trascendenza non è figlia del caso, ma che deriva da rilevanti e diffusi meccanismi sociali. Per ora tuttavia vi chiedo di accontentarvi di questi spunti di riflessione.


Per concludere vorrei far cenno a una decostruzione della suddetta trascendenza. Prendiamo dunque i mercati nella loro trascendenza, ossia come appaiono nella narrazione mediatica e politica contemporanea, e cerchiamo di ricondurli a fattori immanenti, insomma, a fatti umani. Cosa sono i mercati? Potremmo dire in prima approssimazione che i mercati sono la “grande arena” in cui avvengono scambi economici tra operatori (in ultima istanza formati e/o rappresentati da individui umani) i cui interessi entrano in contatto, si confrontano e si scontrano. Se ci si scorda di partire da qui, il rischio di scivolare nella trascendenza è molto alto. Dobbiamo quindi ricordarci che i mercati, e più in generale l’economia, sono fenomeni umani. Derivano la loro effettiva autorità e legittimità esclusivamente dal modo in cui certi comportamenti umani si coordinano tra loro. Per questo motivo, quando i mercati ci vengono presentati come un’entità che, parlando a voce unica, proferisce comandi ed esige obbedienza, dobbiamo essere capaci di riconoscere una doppia menzogna. Perché doppia? In primo luogo perché abbiamo detto che i mercati rappresentano uno spazio di mediazione e di scontro tra interessi e bisogni diversi. Non serve scomodare Marx per rendersi conto che l’interesse di un operaio non è uguale a quello di un imprenditore, o di un dirigente di una multinazionale. Quando ci vengono presentati i mercati come se parlassero con un’unica voce, dovremmo dunque chiederci se quella voce in realtà non è semplicemente la voce più forte, quella in grado di fare più rumore (e di sicuro non sarà quella dell’operaio o del disoccupato). La prima menzogna consiste quindi nel presentare come unitario ciò che invece è irriducibilmente molteplice ed eterogeneo. La seconda menzogna si nasconde nel tentativo di porre un principio trascendente – che andrebbe ricondotto alla sua immanenza, alla sua umanità – al di sopra dei fattori umani. Come se il principio avesse vita propria e non dovesse rendere conto delle (e alle) sue componenti umane. Questo tentativo va contrastato, in quanto tende a espropriare le masse umane di un’importante dimensione del loro potere, deresponsabilizzandole e soggiogandole. Non sarebbe infatti più opportuno se il potere delle masse umane fosse esercitato dalle stesse masse umane, in un cammino di progressiva presa di coscienza dei propri mezzi? La risposta a questa domanda, in realtà, non è così scontata, e apre il campo a nuove riflessioni.




282 visualizzazioni2 commenti

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page