Il fascino nascosto | La forza della mimesi positiva (Parte II)

di Massimo Cislaghi


Lupe Ficara è una donna istruita, capace di considerare in modo critico e attento il mondo che la circonda, dedica parte della giornata ad informarsi: “Leggo quotidiani sia nazionali sia internazionali, con attenzione particolare alla parte geo-politica”, ritiene infatti in modo condivisibile che: “... è necessario informarsi per capire adeguatamente il mondo in cui si vive per non esserne succubi. La mia informazione quotidiana è essenziale per realizzare la mia arte, per poter partecipare attivamente, in modo consapevole alla realtà”.

Il lavoro di un artista richiede la compartecipazione al mondo, di conoscere quanto accade, di accogliere con attenzione e con lungimiranza critica i fenomeni socio-culturali. In questo modo può dare e trasmettere quella forza espressiva, quel vigore, capace di scuotere e di fare interrogare le coscienze, attraverso i suoi dipinti, con quei racconti del mondo che tratteggia con il pennello, con gli accostamenti dei colori, con quell’unica atmosfera che fa calare sui paesaggi e sui soggetti sui quali si sofferma.


La trasparenza, la nitidezza, la vivacità espressiva, la forza di comunicazione, ma anche direi l’autenticità delle opere di Lupe Ficara deriva da precise e coraggiose scelte esistenziali, che reitera ogni giorno, che le costano fatica, ma che esprimono un modo disincantato di attraversare il mondo, e che soprattutto ci offrono l’occasione di guardare con occhi diversi, e profondi parte del nostro quotidiano, dato come ovvio, come acquisito, al quale ormai non prestiamo quasi più attenzione: “Nella mia carriera artistica ad un certo punto mi sono fermata per circa cinque anni, all’età di 42 anni, perchè ho capito che stavo lavorando per il mercato. Sono così poi ritornata all’autenticità. [...] La coerenza costa fatica”.



Dal ragionamento della nostra artista ci si rende conto che l’invasione della logica mercantile nell’universo artistico, che punta sul massimo profitto possibile, finisce per elevare a dismisura una parte degli artisti ed escluderne altri pur talentuosi e depositari di una ricchezza che in tal modo non può essere comunicata, se non marginalmente, arrecando così una perdita di senso importante. Il danno è duplice, infatti da un lato il sistema artistico non consente la slatentizzazione delle sue potenzialità, dall’altro questo meccanismo disfunzionale priva il pubblico di stimoli, suggestioni, emozioni che potrebbero utilmente contaminarne la prassi quotidiana.

L’arte per Lupe Ficara è un momento di riscossa, di visione più nitida, ma anche di riflessione, senza espellere la drammaticità del mondo contemporaneo. In questa ricerca e in questo sforzo si situa il valore contro-culturale della nostra artista.


Soggetto – mediatore/modello - oggetto


Consideriamo ora il rapporto tra la prospettiva teorica di René Girard con i ragionamenti precedenti. La scoperta sconvolgente di Girard, riportata nel testo "Menzogna romantica e verità romanzesca" consiste nello svelare che il nostro desiderio non è un prodotto autonomo della coscienza, al contrario l’oggetto desiderato è invece il risultato dell’azione determinante di un secondo soggetto, il modello/mediatore che interrompe la relazione diretta tra l’individuo e l’oggetto del suo desiderio, definendo così uno schema triangolare: soggetto-mediatore/modello-oggetto (Girard, 1965).

Il desiderante anela in realtà a divenire l’altro, eliminando tutto ciò che lo distingue dal mediatore. È il senso di mancanza, di carenza del proprio essere, la ricerca di una compensazione che alla radice anima desiderio mimetico. L’oggetto della contesa non è altro che un mezzo per realizzare questo obiettivo, il cui desiderio tiene in gioco sia il soggetto, sia il mediatore.


Nell’economia del nostro ragionamento diviene essenziale una distinzione che Girard introduce riguardo il segno della mediazione: la mediazione interna e quella esterna. La prima è quella che ci porta a desiderare di essere qualcun altro in forma mascherata dal desiderio per l’oggetto posseduto dal mediatore. Si può realizzare però solo a condizione che tra soggetto e modello vi sia una sufficiente prossimità, non tanto fisica, quanto piuttosto relativa alla collocazione sociale e al percorso esistenziale che rende l’altro un modello imitabile, al quale è possibile sostituirsi. Agli antipodi si colloca invece l’altro tipo di mediazione, quella esterna. Un esempio tipico è rinvenibile nel rapporto tra genitore e figlio, oppure tra insegnante ed alunno. La distanza tra i due soggetti implicati è troppo importante perché si creino le condizioni per attivare un desiderio di tipo competitivo. Si ha così un modello positivo, privo di risvolti aggressivi e di rivalità. Nel caso della nostra artista il padre ha svolto un ruolo di mediatore esterno, che ha guidato in termini esistenziali e indirettamente anche artistici Lupe Ficara ad incontrare il suo cammino, anche se l’ha sempre scoraggiata nell’intraprendere la non semplice carriera artistica, tuttavia la forza e il carisma di un modello positivo possono trovare percorsi anche indiretti per affermarsi.


Guardando le opere di Ficara, incentrate sulla vita e sulle difficili condizioni economico sociali degli abitanti della scorsa generazione del sud della nostra penisola, traspare la forza, la compostezza, la dignità, la durezza della vita, un certo risentimento, ma anche la solidità dei soggetti pittorici, che la nostra artista a modo suo, operando una virtuosa sintesi, in parte rimette in gioco nelle sue scelte di vita e nei suoi toccanti dipinti, che non possono lasciare indifferenti.



La subcultura liminoide della nostra artista assume spesso i tratti di una controcultura, che ci getta, con garbo, con eleganza e stile, ma al contempo con decisione e con una certa durezza in-contro alle contraddizioni del nostro tempo, grazie ad una sorta di shock emotivo, seguendo un canale extra-concettuale, almeno in una fase iniziale.

Nell’impalcatura girardiana il liminoide, come espressione di una sub o controcultura può divenire il modello/mediatore positivo, che si esprime attraverso i suoi diversi e variegati esponenti. Coloro che a vario titolo con il loro operare ne avvalorano e ripropongono in forme ed espressioni diverse l’esistenza. La subcultura liminoide si oppone alla realizzazione di una logica mimetica negativa e deleteria di tipo conflittuale e tensionale, favorita invece dalla cultura oggi prevalente in Occidente. La stessa struttura liminoide è infatti rivolta alla coltivazione di sé, alla propria maggiore conoscenza, ad un genuino senso autocritico, ad una critica costruttiva del reale, a valorizzare dinamiche espressive, a sostenere rapporti più affini allo spirito comunitario, favorisce la ricerca di un senso, di percorsi alternativi, di una forma mentis divergente. Si tratta di aspetti che tendenzialmente accomunano sia il soggetto, sia il mediatore. Non si tratta semplicisticamente di opporsi alle logiche del mercato, di combattere la tecno-scienza, né tantomeno di un lineare ed assoluto comunitarismo, quanto piuttosto di una più evoluta sintesi, che sappia cogliere i benefici dell’attuale assetto culturale e dello sviluppo raggiunto, smorzandone però gli accessi e combattendone le deviazioni, grazie all’introduzione di logiche improntate al mimetismo positivo, che nella più compiuta evoluzione prevede dinamiche espressive ed una comunicazione più razionale e riflessiva, volta al raggiungimento di risultati condivisi, lungo un percorso che sappia estirpare, o comunque rendere marginali elementi distorsivi come la manipolazione e la violenza.


La dinamica mimetica intrinseca al modo di essere e di esprimersi dell’uomo ci può, secondo questa logica, condurre, o quantomeno aiutare a tendere verso rapporti costruttivi con sé, con l’altro, nonché in senso lato con il mondo, liberati dall’ombra dall’homo oeconomicus, i cui caratteri sono il carburante di un mimetismo deleterio e conflittuale, teso alla sopraffazione dell’altro ed alla propria solipsistica auto esaltazione. Il liminoide è un’occasione, una tensione verso una nuova idea dell’uomo, la cui riuscita è tutt’altro che scontata. Il lavoro del corpo sociale non può di conseguenza che essere continuo, attento e copioso. Onere di cui in primo luogo si devono fare carico i promotori di questa visione alternativa, proprio come la nostra artista.


Bibliografia

Bauman Z., 2008, Vita liquida, Laterza, Bari.

Girard R., 1965, Menzogna romantica e verità romanzesca, a cura di Leonardo Verdi-Vighetti, Bompiani, Milano.

Turner V., 1986, Dal rito al teatro, Il Mulino, Bologna.

Turner V., 2005, Antropologia della performance, Il Mulino, Bologna

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