Bugonia | Della vittima e del carnefice

di Tiziano Rosano
Non puoi battermi perché tu sei
un perdente e io una vincente.
È così che va la vita.
Attraverso le interazioni di due soli personaggi (più un terzo che però funge da controparte del primo), Bugonia ci pone di fronte ad un dilemma morale attualissimo: cos’è la vittima? Non chi, ma prima ancora cosa. Solo stabilito cosa sia una vittima possiamo comprendere chi, fra il personaggio di Teddy e quello di Michelle, sia effettivamente vittima e chi carnefice. Ma è necessario che ci sia una vittima? Non è possibile che entrambi siano e l’uno e l’altro, e colpevoli e innocenti? Sì, ma sarebbe troppo facile e allontanerebbe la lente dal grande dilemma che il film pone e che si srotola attraverso lo strumento del dialogo. Gran parte del film, prima del finale che poco importa a questa analisi, è un braccio di ferro fra due sistemi di linguaggio, quello di colei che rappresenta il potere e quello di colui che rappresenta la resistenza.

Per comprendere Bugonia bisogna comprendere il personaggio di Emma Stone (Michelle) e capire perché è un personaggio negativo. Sia da umana che da aliena Michelle rappresenta il potere con cui non si può scendere a patti e che se sembra comprensivo, logico, previdente è solo perché il potere fa un uso del linguaggio di tipo clinico, come a dire “io capisco il tuo dolore ma non tu vedi il quadro completo, sei malato”. Michelle rappresenta un corpus foucaultiano da cui si estrapolano gli enunciati del potere: Michelle è quel focolaio di potere laddove Teddy è il focolaio di resistenza. Per Foucault l’estrapolazione di enunciati di una determinata epoca avviene nei luoghi in cui il linguaggio riassume ed esprime le forme di potere o di resistenza: ad esempio, non la penna di un filosofo ma la sentenza di un giudice e la chiacchera di una casalinga, poiché è qui, nel tribunale o in casa del borghese, che l’epoca passa ed è qui che il potere si annida attraverso il linguaggio che plasma, nei modi in cui ci fa agire, nei comportamenti che ci fa assumere. E nelle risposte che ottiene. Il linguaggio è sempre potere, Michelle, o resistenza, Teddy.
Se Teddy è un personaggio che il film ci racconta come un estremistico paranoico, il classico complottista tanto nuovamente di moda negli scorsi anni, egli è anche un personaggio sommamente intelligente e ciò al di là che abbia ragione o meno. È intelligente anche se avesse torto perché la sua intelligenza si esprime nel suo metodo, nel suo linguaggio, nella sua conoscenza dei modi con cui il potere si esprime e che quindi egli riesce a disinnescare. Teddy critica tutto ciò che si nasconde dietro l’attivismo, la psicologia, la politica, critica i notiziari e il sistema accademico delle lauree, è il rinculo prodotto dal potere e in tutto e per tutto lui sa difendersi. È anche un abilissimo ricercatore, un informatico, un grafico. E cosa fa Teddy, cosa ci viene mostrato (qual è la visibilità – direbbe Foucault)? Ci viene mostrato che in nome di ideali (che egli ritiene) puri e di buoni fini applica mezzi sbagliati e violenti. È un personaggio che è vittima di un mondo che non lo comprende ma anzi lo patologizza, un mondo che solo lui ha tentato di spiegare e che è pronto a tutto pur di trovarvi la verità. Ma non è vittima innocente, l’innocente è solo il cugino, talmente innocente da essere, però, ingenuo e quindi incapace di lottare. Teddy invece deve lottare e deve rivestirsi di violenza, deve andare al di là del bene e del male: può essere brutale ma i suoi fini sono puri e buoni, è questa la sua contraddizione. La sua purezza la si può vedere in tutto ciò per cui lotta e nel suo rapporto con la madre, nel suo gesto disperato di iniettarle dell’antigelo pur di salvarla perché è convinto che Michelle dica la verità e che si tratti di una medicina.
Dunque Teddy è il buon fine ed il cattivo mezzo. E Michelle? Cosa ci mostra il film su di lei? Da umana, nessun dubbio, rappresenta il potere terapeutico, il potere che sa sempre cosa dire, abilissimo nell’uso di strumenti linguistici che (poiché) lui stesso ha forgiato, quel potere che è psicologia e clinica. Questo da umana, ma da aliena? Ecco, da aliena Michelle fa esattamente ciò che fa Teddy ma ad un livello gigantesco, planetario. Per un suo fine ritenuto buono, la salvezza del pianeta, lei applica il peggiore dei mezzi, lo sterminio della razza umana nel suo insieme. E lo fa con freddezza, premendo una specie di pulsante immaginario. La freddezza di entrambi i personaggi si rivela però di tonalità diverse. Teddy è freddo perché determinato, eroico, deve sacrificarne una per salvarli tutti e in questo egli sacrifica anche sé stesso ed il cugino. Michelle è fredda perché spietata, riduce in cenere un’umanità di cui non è parte e alla quale non dà mai una vera possibilità. E in nome di quale autorità lo fa? Sembrerebbe una sorta di dio vendicatore, assolutamente non un personaggio che “vuole salvare l’umanità” come dice e come molti hanno voluto leggerla, non più di quanto si voglia salvare una creatura uccidendo il simbionte che la tiene in vita. Semmai vuole salvare il pianeta ma questo non ci importa e non è più materia di indagine. Con la morte di Teddy il conflitto si risolve con la vittoria del potere, il potere che poi è libero di fare ciò che vuole, risparmiare o condannare. Michelle, che il film ci mostra come vittima di una macchinazione e come salvatrice del pianeta, è, fuori dai costrutti linguistici di cui è maestra, di gran lunga peggiore di Teddy: lei è il potere sia umano che extraumano, il potere del controllo, che lascia il popolo nell’illusione di essere libero e di poter lottare, il potere di trovare soluzioni estreme a ciò che considera malato. E di fatti lavora in un’industria farmaceutica che sperimenta farmaci “per il bene dei pazienti”. Ricordiamo le parole di Deleuze che nel suo Poscritto parla di forme ultrarapide di controllo all'aria aperta, che rimpiazzano le vecchie discipline operanti nella durata di un sistema chiuso. Non è il caso di ricordare le straordinarie produzioni farmaceutiche, le formazioni nucleari, le manipolazioni genetiche, per quanto siano destinate ad intervenire nel nuovo processo.
Solo sotto questa luce è possibile comprendere il film. Michelle non è un alieno buono che distrugge l’umanità perché non vede più speranza dopo i comportamenti di Teddy. Doveva aspettare le manie di un “paranoico” per stabilire che la razza umana non aveva speranze? Anzi, Teddy le fa quasi cambiare idea, lui in realtà vuole salvare il pianeta più di lei, lui è l’eroe di cui l’umanità ha bisogno. Ma il finale non lascia spazio all’ottimismo, i deboli devono soccombere a causa dei peccati dei forti.

Un ultimo elemento su cui riflettere e che valorizza ad un livello più alto il personaggio “negativo” del film è che Teddy, nelle sue idee pure che realizza con mezzi impuri, non è convinto di avere ragione, ne è sicuro. Se fosse convinto, anche dopo aver dimostrato che aveva ragione, rimarrebbe un personaggio etichettabile come “complottista fortunato” o colui che non avrebbe comunque mai cambiato il proprio punto di vista. Un convinto che ha ragione rischia di cadere in questo attacco che prende la forma di “sì, questa volta aveva ragione ma rimane un fissato, un numero fortunato ad una lotteria che gioca in continuazione”. Invece Teddy non è convinto, è sicuro di avere ragione (ha le prove nella sua stanza segreta). Michelle se ne accorge e per questo poi confessa e chiede quanti altri Andromediani erano già stati uccisi. E per questo Teddy trova un problema nella tortura elettrica, perché sa che gli Andromediani dovrebbero cedere prima. Altrimenti non si spiegherebbe quell’eccessiva tensione elettrica che, come Teddy vede, dovrebbe già aver dovuto ottenere risultati. Infine Teddy non avrebbe mai accettato di iniettare gel antigelo alla madre se non sapesse che Michelle è veramente aliena. È troppo intelligente per farsi abbindolare e lo ha dimostrato alle prime confessioni di lei. Essendo sicuro e non convinto, quindi, è maggiormente nobilitato perché il suo fine giusto con mezzi sbagliati si traduce in un imperativo morale, trattare con gli alieni per salvare la razza umana.
Teddy è l’eroe del film e chi lo considera solo specchio di una cultura malata o una America trumpiana o solo un disperato violento o un complottista, o ancora chi vede in lui “l’umanità che resta violenta nonostante tutto”, sta dalla parte di Michelle (il potere assoluto) o di coloro che hanno meritato di estinguersi (i difensori dei propri carnefici).
Cos’è la vittima? È ciò che è immolato alla divinità, non può mai essere la divinità, non può mai essere il potere.




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