Giulio Cesare e Il cavaliere oscuro | Il processo di divinizzazione in Shakespeare e Nolan

Aggiornamento: 31 ago 2020

di Pietro Somaini



«Harvey Dent: “Gotham City è fiera di un cittadino che si batte per ciò che è giusto.”

Natasha: “A Gotham servono uomini come lei, funzionari eletti, non un uomo che vuole essere al di sopra della legge.”

Bruce Wayne: “Esatto, chi ha eletto Batman?”

Harvey Dent: “Tutti noi, che siamo rimasti a guardare mentre la malavita prendeva il controllo della città.”

Natasha: “Ma questa è una democrazia, Harvey.”

Harvey Dent: “Quando i nemici erano alle porte, i Romani sospendevano la democrazia ed eleggevano un uomo per proteggere Roma. E non era un onore, ma un servizio per la comunità.”

Rachel: “Harvey, l’ultimo uomo che hanno eletto per proteggere la Repubblica si chiamava Cesare e non ha più rinunciato al suo potere.”

Harvey Dent: “E va bene, d’accordo. O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo.”»


Non molti hanno dato peso al fatto che la celebre frase concordemente considerata una chiave di lettura del film Il cavaliere oscuro viene pronunciata dopo aver evocato la figura di Giulio Cesare. Invece è difficile credere che sia un caso (1). È inoltre lecito supporre che quando un anglofono sente quel nome, il suo primo pensiero non vada al personaggio storico, ma a quello dell’omonima tragedia shakespeariana. Dopotutto Nolan ha studiato Letteratura Inglese all’Università di Londra.

Il confronto con Shakespeare non è nuovo, ma in genere è limitato all’accostamento tra la figura di Joker a quella di Jago. Certamente hanno dei tratti comuni questi manipolatori risentiti nei confronti della “nera” figura del protagonista, ma per ciò che risulta essere lo sviluppo della trama del film Il cavaliere oscuro è forse più interessante studiare la nemesi di Batman accostandola al personaggio di Cassio. Per quanto possa sembrare strano, nonostante il dichiarato difensore della Repubblica e l’altrettanto apologeta dell’anarchia si presentino con obiettivi praticamente opposti, i due agiscono in maniera curiosamente simile.

Il Cassio shakespeariano è stato analizzato da René Girard in alcuni profondi capitoli di Shakespeare. Il teatro dell’invidia dedicati al Giulio Cesare. Il critico letterario ha sottolineato come il drammaturgo ponga in primo piano non tanto l’ideale politico, quanto un sentimento d’invidia nei confronti di un uomo, che dovrebbe essere pari a tutti gli altri, invece viene osannato. Cassio riunisce intorno a sé i congiurati trasmettendo loro soprattutto la propria rivalità mimetica nei confronti di Cesare. L’escalation è data dal fatto che il contagio è sempre più immediato: con Bruto il sentimento è parzialmente celato dietro un raffinato discorso valoriale, con Casca già meno perché semplicemente si fa leva sulla sua superstizione, Lucillo non ha neanche bisogno di sentire le ragioni.

In Il cavaliere oscuro anche il Joker tradisce una feroce invidia, che si riversa contro i fan di Batman e si esprime nel celebrativo riconoscimento che lui per primo elargisce al suo rivale nella speranza di essere ricambiato. Il contagio mimetico è altrettanto evidente, semplicemente il climax è invertito. Evidentemente Nolan concepisce come momento più grave quello in cui persino la ragione si adegua a questa dinamica, il momento in cui anche la persona più integra è trascinata nell’escalation rivalitaria.



Ma andiamo con ordine. La prima scena del film ci pone davanti al tragico quanto totale asservimento al suggerimento di rivaleggiare mimeticamente. Abbiamo tanti Lucillo pronti all’azione omicida in ossequio al desiderio di una figura autoritaria. L’utilizzo delle maschere da clown in Nolan ha ben tre livelli di lettura. È da pagliacci fingersi pagliacci. È da pagliacci fingersi pagliacci per compiere una rapina. È da pagliacci fingersi pagliacci per compiere una rapina e poi dimostrarsi veri pagliacci, mentre ci si spara a vicenda per una fetta maggiore di un bottino talmente grosso da poter soddisfare tranquillamente tutti quanti. In definitiva la maschera rivela, nel suo esplicito atto di nascondere, un soggetto annichilito, che si lancia in un suicida tentativo di protagonismo.

Il secondo passaggio è il raduno di quelli che potremmo identificare con i “congiurati”. In questo film una classe dirigente non compare mai. L’élite “senatoria” della città di Gotham è formata dai capi mafiosi, che sono tanti Casca pronti a credere nei poteri sovrannaturali del loro nemico non appena il Joker li esalta e la sua previsione si dimostra esatta: Batman non conosce giurisdizione. È lui il vero problema.

Infine l’apice dell’escalation. Joker incontra Harvey Dent ed esattamente come Cassio con Bruto nel primo atto del Giulio Cesare lusinga il suo orgoglio per piegare il suo senso di giustizia ai propri scopi.

Lo ribadiamo: è evidente che Cassio e Joker hanno obiettivi molto diversi, ma proprio per questo dovrebbe interrogare il fatto che nei metodi siano estremamente simili. A ciò si aggiunga che anche gli esiti a cui vanno incontro hanno non casuali analogie. In effetti bisogna riconoscere che mentre il personaggio dell’antica Roma, ammesso che creda davvero di poter rinstaurare la Repubblica, fallisce miseramente, quello contemporaneo, consapevole che “non si torna indietro”, nella sua cinica rassegnazione sa bene quale violenza scatena. In termini girardiani-sacrificali si può dire che la differenza non la fanno tanto le idee politiche, piuttosto Cassio è esponente di una cultura che crede ancora nella forza fondativa del meccanismo del capro espiatorio, Joker invece è figlio di un’epoca ormai solo ossessionata dai suoi effetti distruttivi.



Si è detto che gli esiti hanno importanti analogie, ma quali? Arriviamo dunque al punto cruciale che lega Giulio Cesare e Il cavaliere oscuro. Nolan dimostra di essere un lettore molto acuto dell’opera di Shakespeare, perché comprende che l’invidia è un sentimento strano, che fa del suo bersaglio una vittima, ma anche un dio, eppure il suo oggetto è in definitiva arbitrario. Infatti si rende conto che Cesare e Bruto sono in realtà intercambiabili.

Chi è Cesare nel suo film? Fino a un certo punto siamo sicuri che sia Batman, sembra evidente. Per l’esattezza lo crediamo fino al momento in cui gli spara Harvey (è lui Bruto, allora). Poi il brusco capovolgimento: il Cavaliere Oscuro uccide il “paladino di Gotham” divenuto il vero tiranno. Harvey Dent si rivela essere il novello Cesare, che deve morire per essere eroe e non vivere da cattivo. L’elogio funebre di Gordon (novello Antonio) lo consacrerà.

Sia Shakespeare che Nolan penetrano ed esibiscono il complesso processo di divinizzazione di un soggetto e il loro genio non sta tanto nel riconoscere la sua funzionalità a livello sociale per l’imposizione di un ordine (l’Impero Romano – una Gotham ripulita dal crimine), ma nel decostruire il carattere “complottista” insito in questa visione in realtà molto antica. Nessuna “astuzia della ragione”: il motore è una cieca invidia, che pone i germi della distruzione della vittima così come della sua consacrazione.

Sia Antonio sia Gordon e Batman sono certamente dei manipolatori, ma ciò che li muove in ultima istanza è ancora una volta il desiderio di essere loro chi, invece, devono esaltare, nella speranza di appropriarsi di quella luce, che alimentano solo ingannevolmente a beneficio della vittima defunta. Sono i massimi manipolatori, ma non rispecchiano la romantica immagine di soggetti che plasmano le proprie sorti o addirittura quelle della loro città. Infatti alla fine quel loro dio gli si rivolterà contro a vantaggio dei loro nemici, come Antonio e Cleopatra e Il cavaliere oscuro il ritorno mostreranno in maniera inequivocabile.


(1) Io stesso ne ho considerato l’importanza solo di recente. In passato ho pubblicato un commento al film, in cui privilegiavo un confronto con la narrativa dostoevskiana, e benché io sia ancora convinto che il romanziere russo sia un punto di riferimento fondamentale per Nolan, mi sono reso conto di quanto l’influenza di Shakespeare dev’essere stata incisiva grazie a un ciclo di incontri dedicato a numerose sue opere (che mi ha dato modo di riscoprire e approfondire quelle che già conoscevo e di ampliare lo sguardo su altre), organizzato dal Gruppo Studi Girard, che qui ci tengo a ringraziare pubblicamente.

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