"Ping Pong - The animation" | desiderio e crescita nella relazione di maestria (parte 2)

Aggiornato il: 28 apr 2020

di Matteo Bisoni


Parte 1


Nel precedente articolo abbiamo tentato di visualizzare le molteplici questioni teoriche presenti nella serie animata diretta da Masaaki Yuasa, nuclei di senso particolarmente densi che possono essere chiariti solo riconoscendoli nella concretezza dei personaggi.

Il caso Sakuma

Potrebbe apparire strano al lettore iniziare l'analisi dei personaggi partendo proprio da Manabu Sakuma, personaggio secondario e satellite intorno ai protagonisti Smile e Peco. Eppure in Sakuma rilucono in modo particolarmente dichiarativo molti dei nuclei teorici sottolineati nell'articolo introduttivo. La centralità ermeneutica del personaggio di Sakuma dice anche la natura profondamente polifonica di Ping Pong: così come Bachtin legge la poetica romanzesca di Dostoevskij, allo stesso modo noi ci accingiamo ad interpretare Ping Pong; come in un romanzo di Dostoevskij infatti i personaggi vengono “sentiti” dallo spettatore come portatori di idee, incarnazioni di un assoluto che cerca faticosamente di dialogare oppure imporsi sugli altri personaggi.



Sakuma è supremamente cristallino nell'essere portatore di un'istanza, di una richiesta, di un desiderio. Ma chi è Sakuma? Egli è un ragazzo affetto da gravi limiti alla vista che mai gli permetteranno di raggiungere importanti traguardi nel mondo del ping pong. Ha imparato nella palestra della vecchia Tamura i rudimenti del gioco grazie a Peco, verso il quale sviluppa una vera e propria adorazione. Ma la loro amicizia/rivalità comincia ad incrinarsi quando alla palestra si avvicina anche Smile, un ragazzino spaesato, fragile e costantemente bullizzato ed emarginato dai suoi compagni di classe. L'unico che si prende cura di Smile, proteggendolo a scuola e insegnandoli ad impugnare una racchetta, è proprio Peco. L'adorazione di Sakuma comincia così a trasformarsi in una rivalità mimetica sempre più violenta; Peco, da modello/rivale la cui vicinanza detiene comunque una potenziale maestria, diviene un idolo da abbattere. Il silenzio, l'oblio, il sottosuolo a cui è costretto Sakuma dopo l'irruzione scandalosa di Smile (scandalosa poiché interrompe drasticamente quel sogno di un amae perpetuo, quel flusso di cura e attenzione -anche nell'umiliazione- che si fa circolazione economica portatrice di godimento e che non può in alcun modo consentire ad un elemento terzo di sporcare la purezza della relazione a due) diviene lo spazio per far proliferare il risentimento, per progettare una vendetta umiliante, per fortificarsi e crescere lontano da quel “cattivo” maestro divenuto acerrimo rivale. Dopo quattro lunghi anni di fatica e sacrificio Sakuma riesce a diventare membro della squadra titolare del liceo Kaio, una scuola in cui il ping pong è la disciplina di punta e che mira ad affermarsi nel campionato interscolastico nazionale. Sakuma nella nuova realtà troverà una seconda casa e un nuovo maestro, il capitano Ryuichi Kazama, la cui bravura, prestigio ed etica del lavoro è tale da creare una distanza abissale rispetto agli altri membri della squadra: Sakuma desidera ardentemente diventare il suo discepolo prediletto, desidera il suo riconoscimento e mai verrebbe sfiorato dall'idea di sfidarlo. Pare che però la mancanza di rivalità (e quindi nella possibilità di conflitto la traccia di una differenza che definisca i rispettivi limiti soggettivi) venga compensata da un eccesso di amae, una vera e propria dipendenza dall'altrui cura e riconoscimento che può sfociare in una volontà di controllo tesa a nutrire ciò che Lévinas chiamerebbe la totalità dell'ego (1), un godimento correlato alla violazione dell'alterità d'altri (infinito che produce una breccia e pone in scacco la totalità stessa).



Il primo incontro che lo spettatore fa con Sakuma rivela icasticamente la dinamica sopra descritta (https://www.youtube.com/watch?v=1zE-uUSGoaM): poco prima dell'inizio del torneo egli si fionda in modo estremamente aggressivo contro Peco, andandogli tanto vicino da arrivare all'urto, quasi sparendo nella rivalità stessa. Il messaggio è chiaro: a breve potrò godere della mia vendetta contro il maestro che mi ha tradito, potrò dimostrare a tutti che la dedizione, la fatica e il sacrificio possono sconfiggere il talento puro (Peco). Ma Sakuma ci tiene anche a porre sin da subito una forte differenza rispetto a Smile (<<Smile, continui a restare attaccato al culo di Peco?>>): vuole dimostrare che lo scandalo di una maestria sottratta lo ha reso più forte, vuole mostrarsi ai suoi ex compagni di gioco come autonomo; ora il ping pong non è più un semplice e innocuo gioco, il tavolo è diventato un campo di battaglia, lo spazio del conflitto, il luogo dell'affermazione di sé. Ma Girard ci ha insegnato a leggere fra le righe: laddove viene sancita con forza una differenza si annida anche il tarlo dell'identico e della reciprocità. Voler creare una differenza in maniera assoluta, presupposto idealistico che antepone l'essere del soggetto all'essere-con e alla chiamata d'altri cui devo rispondere all'accusativo, come direbbe Lévinas (2), è solo un modo per nascondere la forte dipendenza dagli altri e, nel caso di Sakuma, svela le pericolose ricorsività rispetto al passato: un circolo vizioso tra ipermimetismo rivalitario e massimo bisogno di veder soddisfatto il proprio amae.

La vendetta si compie. E nella maniera più umiliante possibile per Peco perché costretto costantemente all'errore in una scena geniale per la sua reiterazione (il gioco difensivo di Sakuma pare assecondare l'interpretazione che Girard in Menzogna romantica e verità romanzesca dà della dialettica che si instaura tra Napoleone, Kutuzov e la Storia in Guerra e pace: Sakuma svela la vanità del gioco di Peco, gli mostra che la sua ingenua sicurezza di vincere e il suo talento sono il balsamo per curare la mancanza di impegno nell'allenamento). Peco è in lacrime in un palazzetto gremito. Ma la soddisfazione non dura il tempo di un pomeriggio perché Kazama inizia a “corteggiare” Smile affinché si unisca alla squadra del liceo Kaio. Si siede di fianco a lui, lo redarguisce, gli dà consigli, gli concede attestati di stima: insomma lo riconosce come un suo pari. La scrittura di Matsumoto è eccellente nel rivelare il senso di distanza, di inferiorità (quasi di assoluta estraneità) che prova Sakuma quando per la seconda volta la presenza di Smile viene a minare le basi del suo riconoscimento, il frutto del suo lavoro, ossia la cura e la vicinanza di un leader riconosciuto per la sua maestria.



Con poche inquadrature lo spettatore può apprezzare il baratro che nuovamente si apre ai piedi del fragile Sakuma: Kazama umilia pubblicamente i suoi compagni di squadra dichiarandoli non all'altezza del compito che il Kaio si è prefisso. La rivalità tra Sakuma e Smile, inoltre, raggiunge subito il parossismo per due ulteriori aggravanti: 1- tra Kazama e Sakuma si può notare una certa consonanza, un'amicizia custodita nel segreto di un non-detto che filtra e traspare, ciò che potremmo definire (e che analizzeremo più avanti) un'elezione nel dolore e del dolore. Un'elezione vissuta in silenzio, immersi nelle reciproche disperazioni private, eppure gravida di aperture preziose per uno spirito fattosi forte come quello di Sakuma (quando Sakuma chiede a Kazama il motivo per cui è interessato a Smile, Kazama risponde: <<diciamo che il talento non sempre va a chi lo desidera>>; tra i due esiste una fraternità nel dolore che si rivelerà ancora più profondamente dopo la caduta e la “conversione” di Sakuma). 2- L'indifferenza “robotica” di Smile, la sua alterigia come forma di distanza e protezione, la sua granitica imperturbabilità e perfezione nel gioco sono il carburante del mimetismo di Sakuma: l'obiettivo è violare la “splendida indifferenza” del suo eterno e segreto rivale.

Il secondo momento della parabola narrativa di Sakuma è quello della caduta. Con l'obiettivo di dimostrare a Kazama di essere in grado di sconfiggere Smile, di essere l'unico discepolo eletto, viola il regolamento del Kaio sfidando il rivale occhialuto al liceo Katase senza il permesso del suo allenatore. Se verrà sconfitto verrà espulso dalla squadra. Tale decisione lo conduce ad un'esposizione assoluta, ad una soglia in cui parossismo del desiderio mimetico e chiamata alla responsabilità verso me stesso e verso gli altri coincidono in modo indiscernibile. Calzante è allora il verso di Georg Trakl <<il dolore pietrifica la soglia>>. Heidegger in un saggio di In cammino verso il linguaggio spiega come tale verso indichi esattamente il dolore che genera la differenza quando si costituisce (3). Noi potremmo aggiungere: anche quando la si riconosce. In quel momento di rottura soggettività e relazione si danno come interruzioni di un continuo: l'infinità o alterità d'altri collide con l'egoità che vuole affermarsi. L'alterità d'altri sancisce il limite consustanziale alla stessa esistenza, poiché senza differenza, senza quella finitezza che Lévinas definisce creaturalità non si dà né vita né soggetto e, in tal senso, si è sempre in una certa misura espropriati della propria soggettività, poiché essa è più simile a un dono dell'Altro. Il samurai Sakuma sfida dunque Smile senza alcun tipo di garanzia, è in gioco la totalità della sua esistenza, il senso della sua esistenza. La sconfitta è annunciata (https://www.youtube.com/watch?v=Vxt3NT-mFfs): Smile, rispettando perfettamente la profezia di Kazama, gioca ormai ad altezze diverse. Smile è crudele nello scontro ma anche questo significa essere responsabili: entrambi in quel momento si definiscono sulla soglia della differenza (Sakuma, in un montaggio che unisce rivali e maestri, svela i suoi desideri e le sue fragilità <<Dove ho sbagliato? Perché proprio a te? Io ho lavorato duro! Dieci, cento, mille volte più di te! Tutto perché Kazama mi riconoscesse come suo pari! Tutto per battere Peco! Ho dato tutto per questo sport! Perché?!>> e Smile risponde <<Perché tu non sei portato per il ping pong, Sakuma. Semplicemente questo.>>). Non c'è sadismo nella crudeltà di Smile, piuttosto un medesimo dolore. Nel dolore il duplice riconoscimento: vedo l'altro e vedo me stesso. Anche questa è maestria: non aver paura di fare del male all'altro per nascondere una differenza che può generare una reciprocità mimetica pericolosa. Duplice differenza e duplice responsabilità. Sakuma subisce tutto questo avendolo deciso, in piena lucidità. Questo dolore si rivelerà autentica saggezza.

Il dolore della differenza è la possibilità dell'incontro. “Ping Pong – The animation” è un testo veramente decisivo su ciò che potremmo definire una pedagogia antierotica perché il momento cruciale della maestria sta nella separazione, nella responsabilità verso un Altro per sua natura inappropriabile. La relazione di maestria è un caso estremo del faccia a faccia: si situa esattamente sulla soglia tra la fascinazione suggerita dal desiderio mimetico e dalla richiesta di un amae soddisfatto (4) (desidero la pienezza d'essere di un modello, desidero appropriarmi del suo essere tanto da sacrificare qualsiasi cosa per questo desiderio, tanto da non riconoscere più i limiti della mia soggettività; ed insieme però desidero la cura e l'attenzione di questo modello, desidero essere avvolto da un flusso di riconoscimento continuo) e la violenza dell'alterità altrui che, con la sua irruzione, risveglia dal sogno totalitario di un soggetto che vuole appropriarsi del mondo visto come puro godimento potenziale. Trascendenza nell'immanenza. Passare la soglia è sempre un'esperienza dolorosa ma in quel passaggio sta la verità dell'insegnamento, il segreto della maestria, ciò che dovrà essere comunicato ad altri: responsabilità verso gli altri e verso se stessi (5).



Sakuma, dopo un periodo di riflessione e calvario lontano dai tavoli da gioco, torna alle sue origini, alla palestra della nonna Tamura: lì ritrova un Peco irriconoscibile, preda di uno scoramento nichilista che lo ha allontanato da se stesso e da Smile, infelice e separato dalla sua identità e dal suo passato. Anche la maestria può essere in qualche modo imitata ma per farlo autenticamente occorre abbandonare ogni delirio narcisistico e vedere con la lucidità del dolore: <<Tu hai talento. Devi continuare col ping pong. Una volta che Smile l'ha riportato coi piedi per terra, il sottoscritto s'è fatto un paio di conti. (…) non mi ci è voluto molto per credere a quello che diceva sulla mia mancanza di talento. Diciamo che mi ha aperto gli occhi. Certe cose non si possono vedere quando c'è di mezzo la competizione. Tu hai un dono formidabile per il ping pong, te lo posso garantire. Se continui a scappare non andrai mai da nessuna parte>>. E continua ad insistere nonostante le resistenze di Peco: <<devi giocare dando tutto te stesso. La realtà è che non combini mai niente. Perché scappi sempre via da tutto?! Perché devi sprecare tanto talento? Io volevo il tuo talento! Ho copiato il tuo stile, la tua racchetta, la tua postura, tutto! Ma non sono mai riuscito ad essere come te! In classe ti ammiravano tutti; per noi tu eri... tu eri... Tu ami il ping pong più di chiunque altro!>> (https://www.youtube.com/watch?v=xSt9GPOYNDM). Interrompendo le sue parole Peco arriva a buttarsi in acqua da un ponte in una scena tra il grottesco e il commovente. Sakuma lo salva. <<Continua a giocare a ping pong. Corri fino a vomitare sangue. Allenati fino a cagare sangue. Così ti sentirai un po' meglio, eroe>>. Ecco l'insegnamento di Sakuma, ecco la sua romanzesca conversione. Il dolore dell'espiazione gli ha permesso di rinunciare all'orgoglio. Abbandonato l'orgoglio è giunto alla serenità per esercitare con consapevolezza la relazione di maestria. Perché in un'autentica relazione di maestria non ci sono ruoli fissi e parti da recitare: ognuno può richiamare l'altro ad essere responsabile. La dirittura insita in questo tipo di ingiunzione etica è tanto potente da risanare i meccanismi di desiderio e creare quella che Girard chiama reciprocità positiva (5). Il vero desiderio mi porta fuori dal mio ego, mi spinge verso l'altro senza volermene appropriare. È desiderio in quanto restituisce una differenza e una separazione di cui prendersi cura, amore senza concupiscenza. Il dolore di Sakuma, il sacrificio del suo orgoglio è ciò che richiama alla coscienza Peco, ciò che obbliga la sua esistenza: rispondere a tale obbligo significa responsabilità, una risposta che è autentica libertà. Solo un personaggio caduto negli abissi della mediazione interna può risvegliarsi con questa lucidità e insegnarla al prossimo, fare dono agli altri della sua esperienza.


“Ping Pong – The animation” è un vero capolavoro proprio per la chiarezza e la lucida emotività con cui mette in scena la relazione di maestria intesa nel suo pieno portato. Ogni personaggio ha la sua storia da raccontare in tal senso e noi ci impegniamo a scandagliare il testo in profondità per formulare anche dei contenuti teoretici. Ma ci siamo sentiti di partire dalla storia di Manabu Sakuma per la sua toccante e archetipica esemplarità.


Parte 3


Note

(1) Cfr. Emmanuel Lévinas, Totalità e infinito - Saggio sull'esteriorità, Jaca Book

(2) Cfr. Emmanuel Lévinas, Altrimenti che essere o al di là dell'essenza, Jaca Book (3) Cfr. Martin Heidegger, In cammino verso il linguaggio (in particolare il primo saggio dal titolo Il linguaggio), Mursia

(4) Cfr. Takeo Doi, Anatomia della dipendenza, Cortina editore

(5) Cfr. Emmanuel Lévinas, Tra noi, Jaca Book

(6) Cfr. René Girard, Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo ma anche Vedo Satana cadere come la folgore, Adelphi


148 visualizzazioni0 commenti